Sardine, la risposta del centrosinistra al M5S?

Da quando sono comparse la prima volta con il flash-mob del 14 novembre 2019 a Bologna, tramite l'evento 600 sardine contro Salvini, pochi di noi sapevano cosa aspettarsi da quello che oggi inizia a profilarsi come un vero e proprio movimento capace di inserirsi nel dibattito pubblico nazionale. Nessuno si sarebbe aspettato che un fenomeno come questo si sarebbe potuto ripetere nel tempo e aquisire una simile notorietà così velocemente, perché poche piazze hanno coinvolto tanta gente e telecamere dai tempi di quello che fu il primo Vaffa-Day dell'8 settembre 2007.

Similmente a quello che poi diventò il Movimento 5 stelle, le Sardine si presentano come un fenomeno spontaneo e civico che si raccoglie attorno ad un sentimento comune, più che ad un'ideologia, superando le categorie politiche e puntando sul vecchio frame della cittadinanza attiva contro un nemico specifico capace di riunire sentimenti e anime politiche potenzialmente diverse.

Il nemico dei grillini erano i parlamentari corrotti e i politici disonesti, quello delle Sardine il fascismo strisciante della Lega e di Borgonzoni che cerca di attecchire in una regione che viene dipinta come l'ultimo avanposto del progresso.

Pur presentandosi come due movimenti antitetici, cioè la culla del populismo italiano (M5S), contro la supposta cura al populismo (le Sardine), le due operazioni presentano inaspettate somiglianze. In primo luogo possiamo dire che sia il movimento cinquestelle che quello delle Sardine, rappresentano una spinta conservatrice coperta da una buona dose di progressismo di facciata, entrambi si presentano come antipolitici, ma sono intelligenti operazioni politiche. Sia i grillini che le sardine, si sono posti obiettivi politici di conservazione, se non di restaurazione: la democrazia originaria contro la disonestà, la salvaguardia della Costituzione e delle istituzioni, contro l'avanzata del populismo. Entrambi i movimenti hanno colto la paura e le speranze di un elettorato addormentato, che si è sentito caricato di una sfida da vincere tramite il proprio diretto e non mediato protagonismo.

“Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare. Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo”.

In questo estratto dal post del 21 novembre 2019 dalla pagina ufficiale 6000sardine, si possono sentire tanto gli echi del primo M5S, quanto del frame comunicativo del centrosinistra. Le menzogne contro la verità, la rete come cardine della non-organizzazione, come fulcro della partecipazione. La gente normale, contro i mostri professionisti, contro La Bestia, di Salvini! Poco dopo questo post nasceranno numerosi gruppi su Facebook che radunano i simpatizzanti e i curiosi, nonché nuclei locali che sono poi spesso sfociati in altrettanti incontri fisici e cortei in giro per l'Italia. Qualcuno si ricorda dei meet-up?

Un'altra caratteristica delle Sardine che mi ha fatto ricordare la parabola del M5S è che anche questa volta, ad una autoproclamata orizzontalità, si oppone una verticalità accentuata in cui i quattro ragazzi impongono la linea al popolo delle sardine a mezzo stampa.

Proprio come un novello Grillo, Mattia Santori annuncia le posizioni che loro le Sardine hanno deciso (dove?): il campo è il centrosinistra, bisogna difendere l'Emilia-Romagna, votare Bonaccini anche se non piace a tutti. Si discute nei gruppi delle Sardine come dentro il fu Meet-Up, non tutti apprezzano la scelta, ma i capi han deciso, i bravi ragazzi non sono politici di professione, bisogna dargli fiducia e ascolto perché hanno radunato in piazza tanta gente e gli hanno ridato entusiasmo.

Chiaramente mentre i grillini si presentavano in tutto per tutto come antipolitici, per questo furono attratti e respinti dal giornalismo mainstream, l'evidente collegamento con il centrosinistra ha immediatamente agganciato le Sardine al giornalismo tradizionale, specialmente nel classico alleato mediatico del PD, cioè il gruppo l'Espresso che dalle colonne di Repubblica ha spesso omaggiato e ospitato questo movimento appena nato, senza nemmeno battere ciglio.

Questo fattore ha dato una decisiva spinta alle Sardine che in poco tempo hanno ottenuto una spinta mediatica decisiva, riuscendo a coprire tanto i social media, quanto i media tradizionali, offrendo alla loro narrazione una indubbia posizione di vantaggio.

Una conclusione preliminare

A seguito delle elezioni regionali in Emilia-Romagna due dati sono decisivi per la tesi di questo articolo: l'affluenza, e i flussi elettorali. Il voto del 26 gennaio 2020, ha segnato un'affluenza particolarmente alta del 67 % con un aumento del 30% rispetto al 2014. Segno che il frame comunicativo delle Sardine e la discesa in campo diretta di Salvini, abbiano spinto ad una partecipazione più elevata rispetto ad uno scenario elettorale ordinario e privo di questa polarizzazione esasperata, fomentata anche dalla chiamata ad un generico “antifascismo” da parte di Mattia Santori e compagni. L'altro dato interessante, per quanto non decisivo, è che secondo l'Istituto Cattaneo due elettori su tre del M5S sono andati al PD, con un picco in alcune città (il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma, il 48,1% a Ferrara).

Ora Mattia Santori ha proclamato che il movimento, che non vuole diventare partito (suona familiare?), non si fermerà dopo le regionali in Emilia-Romagna, ma si riunirà nella prima vera e propria assemblea nazionale a partire dall'8 marzo 2020. Lasciando perdere per un attimo la scelta davvero odiosa di lanciare la propria convention nel giorno dello sciopero mondiale delle donne, la cosa che mi preme sottolineare sono le dichiarazioni programmatiche fatte su questa data nella conferenza stampa del 17 gennaio 2020.

Dichiarazione 1: “Non ci sono vere e proprie correnti, è astratto, il nostro obiettivo è l'8 marzo perché è lì che vogliamo arrivare”. Negazione delle correnti, e affermazione del corpo unico.

Dichiarazione 2: “con la politica, non con il partito”. Proprio come il vecchio M5S, quando ancora era solo un gruppo di Amici di Grillo, anche le Sardine si oppongono al Partito, ma si propongono di influenzare le istituzioni.

Dichiarazione 3: Riferendosi all'8 marzo “un week end di convivenza in cui si parlerà di vari temi a livello nazionale, di struttura, di organizzazione capillare, di quale sarà casa digitale”. Capillarità, digitalità, come il M5S il non-partito punta tutto sul web come strumento potenzialmente decisionale e organizzativo.

L'impressione preliminare è che il movimento delle Sardine, che entri o meno nella competizione elettorale direttamente, sembra essere la risposta del centrosinistra al progetto del M5S di cui recupera alcuni degli elementi cardine per riattrarre verso di sé gli elettori che hanno sposato il partito di Grillo in questi anni, con l'obiettivo di riempire uno spazio a sinistra per bloccare qualsiasi alternativa anti-sistema, come i jillet jaune in Francia, e riportare il sistema elettorale verso un comodo e innocuo bipolarismo.